Pappagone non ride più
Lo hanno mollato tutti. A forza di incatenare bugie ad arroganze, il nostro Pappagone di Sicilia – Rosario Crocetta da Gela, governatore della regione – si ritrova solo: non ha più una maggioranza politica. E persino i grillini con i quali doveva fare la cosiddetta rivoluzione stanno raccogliendo le firme per presentare così una mozione di sfiducia per mandarlo a casa. Pur di resistere, Crocetta, si è stretto in un abbraccio a quelli che Francesco Cossiga chiamava gli “Straccioni di Valmy”: quelli che saltellano da un partito all’altro pur di rimanere attaccati alla cadrega. Ma lo hanno mollato tutti.
22 AGO 20

Lo hanno mollato tutti. A forza di incatenare bugie ad arroganze, il nostro Pappagone di Sicilia – Rosario Crocetta da Gela, governatore della regione – si ritrova solo: non ha più una maggioranza politica. E persino i grillini con i quali doveva fare la cosiddetta rivoluzione stanno raccogliendo le firme per presentare così una mozione di sfiducia per mandarlo a casa. Pur di resistere, Crocetta, si è stretto in un abbraccio a quelli che Francesco Cossiga chiamava gli “Straccioni di Valmy”: quelli che saltellano da un partito all’altro pur di rimanere attaccati alla cadrega. Ma lo hanno mollato tutti. I primi a rompere sono stati quelli del Pd che dal novembre scorso, dalle elezioni, aspettano di essere considerati.
Gli avevano regalato la vittoria e sono stati puntualmente traditi. In realtà Crocetta aveva deciso da subito di governare col suo cerchio magico nominando un nugolo di assessorine – a lui devote, perfino la sua segretaria – solo a onore di facciata. Il potere reale, il Pappagone, lo ha conferito nelle mani di Confindustria e di Peppe Lumia che è il più professionista dei professionisti dell’Antimafia, quella buona per tutto: Lumia era stato anche regista e protettore di quel Raffaele Lombardo oggi sotto processo per mafia. Ed è uno strano triangolo quello di Sicilia. Una punta se l’aggiudica Crocetta, un’altra Confindustria e la restante è di Lumia. Ma a Crocetta, stretto all’angolo, resta la politique sicilienne: coniugare trasformismo e clientelismo. E’ un triangolo, quello di Pappagone, la cui superficie è l’Udc, il partito di Casini già punto di riferimento dei governi Cuffaro e Lombardo. E’ il partito di D’Alia, ministro per la Funzione pubblica che da Roma ha dato il via libera per la stabilizzazione di altri 24.000 precari. Più che uno scandalo, una misericordia. Nel segno della continuità.